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Heavenly Eve

di Eneri (ispirata a One Piece)

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Disclaimer: La storia, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che è relativo al manga o all’anime di One Piece non mi appartengono. Gli avvenimenti, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che non è relativo al manga o all’anime di One Piece sono di mia creazione.



ATTENZIONE: La storia si svolge circa due anni dopo che i nostri sono entrati nella Rotta Maggiore e dopo la saga di Water Seven e di Enies Lobby, di cui ci potranno essere possibili riferimenti.




Heavenly Eve
(The real epoch of pirates)



- I -
[Incubo]



Le onde del mare la cullavano dolcemente, come a volerla confortare in quello stato di semi incoscienza in cui versava. Lei sapeva che doveva farsi forza, che non poteva lasciarsi vincere da qualche ferita, che doveva trovarlo e non rimanere lì, immersa in quel gelido tepore che tanto amava. Eppure, tutto si faceva sempre più sfuocato, confuso, indistinto. L’ultima cosa che ricordò, prima di lasciarsi andare all’oscurità dei sensi, fu un grido in lontananza:
« UOMO IN MARE! ».



***



Era un inferno di fiamme e di grida e di cadaveri e di orrori.
Gli alberi bruciavano, i corpi bruciavano e quei demoni ridevano, fendevano e trucidavano.
« Matt! ».
Un richiamo alto ed eguale ad altri, destinato a non essere ascoltato.
« Matt! Matt! ».
Un susseguirsi di battiti scoordinati, di affanni e di colpi di tosse. Il fumo avvolgeva l’intera spiaggia, creando una cortina densa di figure grottesche e indistinte. Lo scricchiolio del legno che ardeva le stava dietro ad ogni passo col suo cadenzato ritmo distruttore. La fuliggine le arrossò gli occhi, facendoglieli pizzicare dolorosamente.
Ma non aveva tempo per questo, non aveva tempo per la paura: l’adrenalina le stava permettendo di fare qualcosa e non poteva sprecare quei pochi attimi di irrealtà che ancora vacillavano in lei.
Com’era potuto accadere?
« Matt! ».
Perché di nuovo?
« Matt! Mat…cough ».
Si era allontanata di poco, non aveva sentito niente.
« Matt! ».
Un corpo esanime emerse all’improvviso dalla nebbia bigia, crollandole addosso. Strillò, tentando di sottrarsi a quell’abbraccio mortale, ma finì anche lei in terra sulla sabbia calda e raggrumata di sangue. Strillò di nuovo, rotolando via da sotto quella massa di carne morente. Subito, qualcuno le afferrò il polso con poca forza e lei si voltò di scatto, fissando il volto martoriato di un altro uomo che tentava di trascinarsi via dalle catene della morte, le quali avevano già avvinto le sue pupille dilatate. Strillò per la terza volta, strattonando il braccio e tirandosi in piedi così velocemente che quasi perse l’equilibrio.
Dai suoi occhi sgorgavano copiose lacrime di orrore e disperazione.
« Matt… ».
La sua voce era ormai rauca e la sua gola bruciava dei vapori dell’incendio. Si guardò intorno, smarrita, senza neanche capire dove si trovasse. Qualcuno stava avanzando nel fumo davanti a lei. Qualcuno con una spada.
Si voltò, correndo senza guardare dove andasse. Sbatté contro uno, ma non lo degnò di un’occhiata, come con il successivo e quello dopo, che, purtroppo per lei, l’afferrò saldamente per un braccio, strattonandola. Il cappuccio di tela le scivolò dalla testa e i capelli corvini le cinsero le spalle; l’uomo sogghignò.
« E tu da dove spunti? » sorrise malignamente il pirata, gli occhi colmi di cupidigia.
La paura si impossessò della sfortunata, che, come lo scoppio di un proiettile, si vide trafitta da quello sguardo, da quell’intenzione spudoratamente visibile. Si sentì come mai avrebbe più voluto sentirsi: violata.
Fu un altro scatto, dettato dal sangue che le pulsava vertiginosamente nelle vene e da una paura che stava sfociando nel panico. Strattonò così forte che entrambi finirono a terra, lei sbattendo in malo modo la schiena contro qualcosa che preferì non guardare e il suo aguzzino semi sdraiato sulla sua preda.
« Che diavolo credi di fare!? » urlò furioso l’uomo, ma lei sgusciò via dalla sua stretta, assestandogli un calcio al fianco; un calcio forse troppo debole, perché il pirata non perse tempo e la colpì all’altezza della vita con la spada già tinta di cremisi.
Il dolore fu tremendo e per un attimo le si annebbiò la mente, ma non avrebbe mai permesso a quel lurido filibustiere di metterle le mani addosso. Si tenne il fianco e annaspò sulla sabbia, il caldo liquido vermiglio che le scorreva tra le dita e la testa che pulsava.
« Matt… ».
Era un incubo.
« Matt… ».
Inciampò e cadde a terra, una fitta di dolore dalla caviglia destra, storta. I singhiozzi la scossero, seguiti dalla nausea e da un improvviso conato di vomito che la fece crollare definitivamente; la realtà prese a vorticarle davanti agli occhi stanchi.
Riuscì, tra il dolore fisico e quello che le stava dilaniando l’anima dentro, a rialzare il capo, ritrovandosi fuori dalle volute di fumo, sul bagnasciuga, il mare placido che si stendeva davanti a lei in tutta la sua bellezza eterea. Solo due profili interrompevano la vastità di quello splendore: due navi erano ancorate poco lontane, il Jolly Roger dallo sfondo cremisi, che svettava su ognuno degli alberi maestri, con il nero teschio ridente munito di un paio di corna da toro. Il suo incubo.
« MATT! » urlò con il poco fiato rimastole e le forze che progressivamente la abbandonavano. I suoni e le immagini stavano diventando un tutt’uno insensato. Il corpo e la mente desideravano che si lasciasse andare alla stanchezza, che si abbandonasse per non sentire il dolore. Eppure qualcosa la stava trattenendo, un urlo che si confondeva con altri ma che nel contempo si distingueva. Un grido di dolore, sì, di paura, anche, ma appartenente ad una voce conosciuta.
Alzò di scatto la testa, guardando proprio di fronte a sé. Non lo vedeva, ma lo sentiva.
« Matt » mormorò, tentando di acutizzare al massimo le poche forze che le restavano. Si trascinò in acqua, percependo chiaramente il bruciare del liquido salino sul fianco leso, ma allo stesso tempo gratificandosi di quella sensazione di purezza. « Matt ».
Nuotò, tentando di sfruttare le sue capacità, ma l’energia era poca, come anche la lucidità.
« Matt… ».
Le membra divennero pesanti, insieme al pensiero e alle parole.
« Matt… ».



***



« Pensi che si rimetterà in fretta? ».
« La ferita non era grave e la storta neanche ».
« Allora perché non si sveglia? ».
Voci. E odori, di cibo certamente. Tentò di muoversi, ma si sentiva come inchiodata a quello che doveva essere un materasso. Sentì qualcun altro parlare, senza curarsene. In fine, come una scarica elettrica e dolorosa, tutti i ricordi e i perché di quella situazione le tornarono improvvisamente alla mente con un’angoscia crescente.
“Matt”. Cosa gli avrebbero fatto? Ma un altro pensiero la tormentava e la fece rabbrividire…
“Che lo sappia…”.
L’agitazione aumentava e con essa anche i suoi sensi cominciarono del tutto a riprendersi. Rabbrividì di nuovo, sentendo il corpo strusciare appena contro qualcosa che doveva essere un lenzuolo.
Aprì gli occhi di colpo, un soffitto di legno sfuocato ad accoglierla, insieme ad un’esclamazione.
« Chopper! Dove ti sei cacciato!? Si è svegliata! ».
A quel richiamo udì diversi passi concitati e, quando voltò dolorosamente il capo, vide sopraggiungere due persone e una specie di animale cornuto con uno sgargiante cappello.
Nella testa della donna si affollarono sia domande che intenzioni, ma queste ultime risultarono più complicate da eseguire, dati i muscoli intorpiditi. Schiuse le labbra, tentando di formulare una qualsiasi frase, ma sentiva la gola arida e la mente sempre più frastornata per l’emicrania. L’animale prese la parola, avvicinandosi.
« Come ti senti? » chiese, gli occhi puntati nei suoi.
Lei non trovò le parole, quindi annuì.
« Meno male! » esordì uno dei presenti, quello biondo, con fare drammatico. « Ho davvero temuto il peggio! ».
« Adesso piantala Sanji, e vedi di non spaventarla » sbuffò l’altro, mani sui fianchi.
« Spaventarla io!? Parla per te, nasone! ».
E iniziarono a battibeccare sotto lo sguardo confuso dell’inferma e quello ormai abituato del medico, che sospirò.
« Devi scusarli » le sorrise con calore. « Eravamo tutti molto preoccupati ».
Lei annuì di nuovo. Si umettò le labbra secche e finalmente sentì di aver ritrovato un filo di voce.
« Dove… dove mi trovo? » domandò rauca, senza scollare gli occhi di dosso da quella buffa creatura dall’aspetto infantile.
« Sei sulla nostra nave, ti abbiamo trovata in mare e credevamo fossi morta » spiegò, iniziando ad affaccendarsi con qualche boccetta e rotolo di garza lì a fianco.
« E » deglutì, la gola che reclamava acqua « chi siete? ».
Chopper si voltò con un sorriso a trentadue denti, fiero e orgoglioso.
« Pirati ».
Il cuore della donna perse un battito.



To be continued?





Credo che aver scelto il sabato come giorno di aggiornamento non sia stato il massimo: sembra sempre così lontano! Ma poi grazie al cielo arriva… ed eccoci a noi! ^^
Con questo capitolo inizia il primo atto della prima parte della storia! In tutto la prima parte conta cinque “atti”, se così li vogliamo chiamare. Spero che siano tutti di vostro gradimento! ^^
Su questo capitolo volevo scrivere una piccola nota: la bandiera che appare ha il teschio su sfondo rosso, perché, frugando un po’ in giro, ho scoperto che quel colore indica che durante l’attacco i pirati non avranno alcuna discussione né pietà. Diciamo che è più “barbara” di quella comune nera ^^.
E ora i ringraziamenti!
A Squall che ha letto ed apprezzato questa storia in anteprima ;p
A Shainareth: thank you very much (now&forever)!


E questo è quanto! ^__^
A sabato prossimo con il Capitolo II [Fuga dalla Going Merry]!



Eneri

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