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PERCHE'

di Nihal88 (ispirata a Aquarion)

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PERCHÉ

Perché?
È tutta la notte che ci penso, e ancora non ho trovato nessuna risposta. È tutta la notte che, per cercare di capire, mi rigiro nel mio letto come un animale in fuga. Un animale… Buffo che proprio io abbia usato questa espressione. È così che mi chiami tu, no? “Stupido animale!” mi hai urlato anche ieri sera. Ma, stavolta, mi hai fatto male. Davvero male. Male dentro.
È per questo motivo che continuo a chiedermi il perché.
Perché sono così mortalmente ferito?
Perché mi si stringe il cuore se ripenso a te?
Perché mi sanguina l’anima ogni volta che mi urli e mi offendi?
Perché tutto quello che spero ogni giorno è solo di poter vedere il tuo sorriso almeno una volta?
Perché…?
Ad un certo punto, non resisto più. Mi alzo ed esco dalla finestra. L’aria fresca della notte mi accarezza il viso, scompigliandomi i capelli. Lentamente, senza fare il minimo rumore, mi calo dalla finestra e raggiungo la terra. Cammino senza meta tra i giardini della Deava e, piano piano, mi rilasso. Lascio che siano i miei piedi a guidarmi e, senza accorgermene, raggiungo il giardino delle rose. A Sirius non l’ho mai detto, ma anch’io le adoro. Hanno il tuo profumo e, ogni volta che sono accanto a loro, mi sembra di averti vicina. Ne sfioro una con le dita, poi annuso bene l’aria. C’è qualcun altro qui con me. Alzo lo sguardo e cerco la fonte di quel profumo particolare e meraviglioso. Ci metto un attimo a trovarti.
Sei lì, bella come sempre, china su uno dei cespugli di rose di tuo fratello. Da poco lui se n’è andato, salvo poi tornare per tentare di portarti via con se. Non gliel’ho permesso. Non potevo. Sarà egoistico da parte mia, ma non potevo sopportare il pensiero che te ne saresti andata via. Il pensiero che non ti avrei mai più sentita ridere, il pensiero che non ti avrei più potuta vedere… che non avrei più potuto sfiorarti e sentire il tuo calore…
Alla fine sei rimasta, ma il tuo dolore deve essere immenso. Lui era tutta la tua famiglia, lo so bene. E so cosa si prova a perdere lentamente tutte le persone a te più care. L’ho provato anch’io, ricordi? Quando è morto Baron, pensavo che non mi sarei più ripreso. Ma tu… Tu mi sei rimasta sempre vicina, e ora, io farò lo stesso per te. Non perché te lo devo. Non per semplice riconoscenza. Ma perché non posso vederti soffrire. Perché, se tu soffri, io soffro con te. Solo quando sei felice, posso provare un po’ di gioia. Il perché non lo so, ma è così.
Mi avvicino a te. Mi senti, ti vedo sussultare, ma non ti volti.
“Cosa stai facendo principessa fessa?”
Ci metti un po’ a rispondermi.
“Nulla Apollo. Stavo solo pensando.” Sei ancora girata dall’altra parte. Tenti di nascondermi le lacrime, ma lo capisco dalla tua voce rotta che piangi. E, allo stesso tempo, sento il mio cuore unirsi al tuo lamento. Ti appoggio una mano sulla spalla.
“Silvia…” Sussurro. Non ho il tempo di aggiungere altro. Tu ti volti di scatto, e mi abbracci con forza. Affondi il viso nel mio petto, piangendo disperata. Io ti accarezza piano la testa, stringendoti a mia volta, nel vano tentativo di consolarti.
“Perché?” Urli. Che strana coincidenza. È quello che anch’io continuo a chiedermi, ma per tutto un altro motivo. Non so cosa risponderti. Non credo che ci sia qualcosa che ti possa far sentire meglio.
“Non lo so Silvia." mormoro alla fine "Non so dirti perché se ne è andato.”
“Non sono riuscita a tenerlo qui!” Urli disperata.
In questo momento, vorrei avere Sirius tra le mani: lo ucciderei per averti fatta soffrire in questo modo!
“Non è colpa tua! Non pensarci nemmeno! È Sirius che ha deciso di andarsene, maledizione! Tu non centri niente!” Sbotto io tentando di farti reagire. Senza risultato.
“Forse, me ne sarei dovuta andare con lui.” La calma con cui lo dici mi colpisce. La mia anima urla di dolore, lo sento bene.
“No!” Dico con decisione. “Non devi andartene Silvia.. non puoi lasciarmi qui solo…”
“Apollo.” Dici stringendomi ancora di più. Questo mi incoraggia, così continuo.
“Non abbandonarmi, ti prego. Non riesco a vivere senza di te. So che non riuscirò ad alzarmi la mattina sapendo di non poterti rivedere. Non riuscirò a dormire pensando che non ci sei più. Ti prego Silvia, ti scongiuro, non lasciarmi.” Mi accorgo improvvisamente che lacrime copiose mi attraversano le guance ma, stranamente, non m’importa. M’importa solo che ti sto tenendo tra le mie braccia, e che potrebbe essere l’ultima volta che lo faccio. Perciò, mi decido. Mi scosto leggermente da te. Ti sussurro un “Ti amo” leggero come l’aria. Ti vedo arrossire. Per un tempo che mi sembra interminabile non fai niente; rimani lì immobile a fissarmi. Poi, ti alzi sulle punte dei piedi, e posi le tue labbra sulle mie. Il mio cuore scoppia di gioia. La mia anima - anzi, le nostre anime (perché sono sicuro di sentire anche la tua), cantano un canto antico come il tempo. Un canto d’amore e felicità.
Perché mi chiedevo. È così semplice Silvia. Perché io ti amo. E, ora lo so, non ti amo invano.


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